venerdì 15 marzo 2013

Codice Deontoillogico del Copywriter Secondo Me

Io sono una copy per ripiego, come un sacco di gente che sognava di scrivere cose meravigliose, romanzi che cambiassero la storia, spettacoli teatrali che facessero il tutto esaurito, e che invece si sono tutti esauriti loro.

Comunque, questo lavoro mi piace e sono orgogliosa di essere una copy dai solidi principi.
Il mio codice Deontoillogico è assai semplice e si può riassumere in cinque punti:

1) Non copiare nulla, nemmeno una virgola, di un testo altrui, anche se sai che mai nessuno ti scoprirà. Per le idee ci si può ispirare, non di più.

Ebbene sì, sono tonta. Non l'ho mai fatto, nemmeno quando c'era da scrivere la roba più pesante, e terribile, e noiosa, e tecnica, e terribile, che forse l'ho detto ma non basta mai.

2) Evitare il più possibile di cadere nelle dinamiche spocchio-radical-geek della mia razza. 

Quelle dei master, delle scuole, delle associazioni, dei club, delle community creative. Quelle del "iosonouncopyfacciounlavorofigoquindimelatirosenzadarloavedere".
Quelle di chi snobba la manovalanza perché vuole solo fare ATL.

4) Ascoltare e imparare da chi ne sa più di te. 

Il motivo per cui ho sempre avuto rapporti costruttivi con i miei DC e i miei responsabili, a volte sfociati in amicizie strappabudella.

5) Spararle tutte anche quando hai paura di dire una cazzata. 

All'inizio mi autocastravo. Poi, grazie a capacopy, ho capito che era davvero divertente e che dalle cazzate escono le idee migliori. Se c'è qualcuno che crede in te, ovviamente.


Credo di aver esaurito l'argomento. Anzi, tutto esaurito.

Un anno in un post

Ritrovo in bozza un post scritto in un imprecisato giorno del 2010 (molto prima della conDOCtiera, per intenderci).
Mi ero trasferita da poco a Roma
Rileggendolo oggi sorrido di tante cose e faccio un sospiro di sollievo pensando che poi, la cianografica, l'ho di nuovo annusata. Sono passati quasi otto anni da quando ho iniziato a fare la copy e sembra un'eternità; oggi ho una cinquantina di clienti con la C maiuscola all'attivo, ma ancora di strada da fare ce n'è, soprattutto per evangelizzare l'italia sul qualèsenzaapostrofo.  

Il destino di questo post era essere pubblicato oggi.
Eccolo.

Cari amici copyriders

già dall'incipit dovreste capire che non sto bene

eccomi qui.
Non che la storia dell'inzuppo mi abbia traumatizzato,

capiamoci, sto parlando solo di verbi

ma da quel post tutto è cambiato.
O meglio, è cambiata la mia vita.

Sono balzata in sella alla mia copycicletta
e sono partita. Destinazione: Roma.

Ora, che una copyrider si sposti non è strano.
Ma l'avventura, fino ad ora, è stata niente male.
Ho pensato di saltare, provato, fatto.
Ho barattato un'agenzia per una città.
Nella capitale ho continuato a fare il mio mestiere,
disilludendomi a poco a poco senza smettere di amarlo.
Ho cominciato a scrivere di brutto "per la gloria":
progetti teatrali, televisivi, letteratura oalmenocisiprova.
Che bello, che piacere.

Ho il tono serio, lo so.

quante cose vorrei dire ma non posso

Visto che noi copy abbiamo l'obbligo della sintesi, proverò a riassumere un anno in poche battute:

- ho lasciato il libro sui pesci senza vederlo nascere e dopo un anno l'ho riabbracciato;
- ho smesso di annusare le cianografiche;
- mi mancano;
- sono diventata una spregiudicata avventuriera del web;
- ho portato avanti una causa persa, che ora si ritorce contro di me;
- ho cazzeggiato per un'intera primavera estate, godendomi questa Roma nuova di zecca;
- ho festeggiato i miei 30 anni;
- tutto ok, sono solo 30;
- mi sono incazzata non poco per difendere il mio metodo e il mio approccio, scontrandomi con la filosofia "a cazzo di cane" che il buon Renè di Boris magistralmente ha teorizzato;
- ho avuto un primo assaggio del mercato romano;
- ho imparato a guidare nella metropoli;
- ho conosciuto bella gente e fatto belle cose;
- l'ho detto che mi sono incazzata non poco per difendere blablabla?
- mi sono specializzata in problemi erettili e in cartomanzia;
- sorvoliamo su questo punto, ok?
- ho avuto mille e ancora mille aneddoti da raccontarvi;
- non l'ho mai fatto per pigrizia.

Devo riprendere le redini di questo blog e recuperare l'ironia tagliente di un tempo.
Ci vorrà un po', sono in riabilitazione.
Se solo i miei polpastrelli potessero digitare!
Rimarreste di stucco, ma la diplomazia è il tono da preferire.

Altro bullet point su alcune osservazioni riguardanti il mondo del lavoro (in Italia):

- gli idioti e gli ignoranti avranno sempre un posto nel mondo;
- quando parli di qualità, volontà e miglioramento metti paura;
- l'ultima tendenza è assicurarsi le migliori risorse al minor prezzo, sotto-utilizzarle e svalutarle.

Ok, sono un po' catastrofica oggi.
Ma già mi sto divertendo... e ho in mente il prossimo post.

Che copysalto.










lunedì 30 luglio 2012

La conDOCtiera

Oh, sono passati quasi tre anni.
Copyrider è fermo e silenzioso come una balera dimenticata.
Ma con gli amici veri rivedersi è sempre un piacere, anche dopo una lunga lontananza. Non c'è imbarazzo, ci si riconosce subito. E basta riprendere il discorso da dove era stato lasciato.
Mmm. Io non ricordo molto bene di cosa stavamo parlando. Se una volta mi entusiasmavo per verbi come "inzuppare", ne è passato di latte sotto i ponti. Ho mollato il blog e, nel frattempo, la mia vita si è totalmente rivoluzionata. Matrimonio? Figli? Molto di più. Mi sono trasferita a Roma per fare la copy nella capitale. Come una conDOCtiera ho scoperto il web, mi sono avventurata nei suoi mondi, ho esplorato tutti i modi di dire la stessa cosa e, dopo alterne avventure, mi sono ritrovata a parlare di auto di lusso. Considerando che io, un'auto, non so nemmeno come funziona. E mi permetto di aggiungere che il divertimento è proprio questo.
Potrei inaugurare questa nuova copyera raccontandovi di quando il cliente mi ha chiesto espressamente di togliere l'aggettivo ESOTICA da una head, perché a lui ricordava troppo la parola EROTICA, proprio da non dormirci la notte. O di quando ho trovato il naming perfetto, che capita massimo due o tre volte nella carriera di trovare proprio-lui-quello-giusto. Evento passato in sordina, ovviamente. Oppure potrei aprire un capitolo intero sulla mia capacopy, colei che mi ha fatto scoprire quanto posso essere creativa quando c'è qualcuno che asseconda la mia follia. Sono successe troppe cose, cavolo, e già non ho più voglia di blog. Forse è meglio ricominciare dal presente. Una lettera loyalty che si aggiunge al mio fuffoso epistolario.

A dopo. No, non fra tre anni, giuro.

domenica 17 gennaio 2010

L'avevo detto io, che "inzuppare" era un verbo fico.





Il food è un settore che adoro. Avete presente le giornate no? Davanti ho sempre quel quadrato di mondo, un pezzo di cielo e mezzo albero. Il tempo, ovviamente, fa schifo. Sono lì, faccia a faccia con il mio mac overloaded, e non so cosa diavolo scrivere. Tutto ciò che riesco a fare è controllare la posta - ancora una volta - magari due righe le ricevo.
E finalmente torna il copy-languore: "trova un nome al croissant".
Si, proprio di questo ho voglia. Torte, pasticci, panettoni e caramelle. Troppo bello dare nomi alle cose. E' taumaturgico. Oltre che creativi, ci si sente un po' creatori.
Si codifica un immaginario sperando che la gente vi si identifichi. Che se ne appropri nel linguaggio, nella conversazione spicciola. Hai comprato il bidibì? Si, ne ho comprate tre scatole.
Funziona, il bidibì. Se entra anche in una sola frase della nonna, funziona di brutto.
Mi piace tanto inventare nomi per i dolci. Sono golosa.
E poi quella volta che volevo usare il concetto dell'inzuppo per i biscotti ci avevo preso. Poco dopo lo ha fatto Mulino Bianco; e me ne sono accorta mentre squartavo famelicamente una confezione di frollini.
Proprio divertente per il copy, darsi al cibo.
Un po' meno per il grafico che, esaurito l'entusiasmo del packaging, si ritrova a lottare con microscopici elenchi di ingredienti e tristi formule legali.
Ma questo sporco lavoro qualcuno lo deve pur fare.


Io ti battezzo, frutta secca.
Ti chiamerai...





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